In questo preciso momento, mentre i suoi occhi continuano a incollarsi ai miei maledico la mia dipendenza dal caffè. Non sopporto le persone come lui, che si siedono al tuo tavolo e predendono di parlare anche quando c'è un silenzio troppo grande da permettersi di romperlo. L'ho odiato dal primo momento che l'ho visto.
" Io sono Alessandro"
" Benedetta ". E il mio nome non è mai suonato cosi male.
Ma la storia si ripeteva.
Ora sono sempre qui, ai lati di quella linea gialla che come un recinto chiude le mie vie di fuga. I suoi occhi fissi nei miei che quasi ho paura di ingoiarli.
Insiste con questa storia dell'alternativa e mi sudano le mani perchè io non voglio più rincorrere alternative.
La mia unica alternativa stamattina era prendere quel maledetto treno.
"Allora vieni? "
Mi irrita profondamente ma nello stesso tempo il pensiero di tornare a casa e appendere al chiodo la mia sconfitta non è l'alternativa migliore.
Questa non so dove mi porterà ma tentar non nuoce.
" Va bene "
Mi sorride ma non riesco a fidarmi di lui.
Ma alla fine come ha detto lui, le nostre vite non si devono unire per forza.
Quindi lascerò che la mia strada per due ore corra parallela alla sua per poi prendere una deviazione nella direzione opposta.
17.6.10
11.6.10
L'alternativa
...
- Scherzi?
- No di solito non scherzo mai, al massimo mento.
- Non credi sia a dir poco sconveniente per te ammettere che sei un bugiardo ad una ragazza che hai appena conosciuto?
- Perchè? Mica dobbiamo rivederci!
- Ma.... ma... guarda questo? Oh ma per chi mi hai presa? Ma... non ci credo... cioè, fammi capire, io e te? Ahahahah ma tu sei strano forte lo sai vero? Te l'hai mai detto nessuno? Cioè vieni qui, attacchi bottone e poi ancora fai passare me per quella che ci sta provando?
- Non ho mica detto che non ci sto provando... ho solo detto che mica dobbiamo rivederci...
- .... e quindi adesso nel tuo manuale da seduttore seriale cosa c'è scritto? Dovremmo prendere e andare in bagno? Chessò scopare e poi ci saluteremo per sempre?
- Non sarebbe male in effetti però non era quello che avevo in mente. Io pensavo che il prossimo treno parte tra due ore. Se avevi un appuntamento l'avrai sicuramente perso, se invece non avevi nulla d'importante da fare tanto meglio. Passa con me questa mattina. Poi basta. Giuro non ci provo davvero.
- Ma tu chi sei??
- Mettiamola così, io sono la tu alternativa. Quando ti ho vista perdere il treno, ho notato la tua espressione distrutta e ho pensato. Diamo una possibilità a quella persona di non sprecare totalmente questa giornata, voglio offrirle un diversivo, un'alternativa appunto!
- Scherzi?
- No di solito non scherzo mai, al massimo mento.
- Non credi sia a dir poco sconveniente per te ammettere che sei un bugiardo ad una ragazza che hai appena conosciuto?
- Perchè? Mica dobbiamo rivederci!
- Ma.... ma... guarda questo? Oh ma per chi mi hai presa? Ma... non ci credo... cioè, fammi capire, io e te? Ahahahah ma tu sei strano forte lo sai vero? Te l'hai mai detto nessuno? Cioè vieni qui, attacchi bottone e poi ancora fai passare me per quella che ci sta provando?
- Non ho mica detto che non ci sto provando... ho solo detto che mica dobbiamo rivederci...
- .... e quindi adesso nel tuo manuale da seduttore seriale cosa c'è scritto? Dovremmo prendere e andare in bagno? Chessò scopare e poi ci saluteremo per sempre?
- Non sarebbe male in effetti però non era quello che avevo in mente. Io pensavo che il prossimo treno parte tra due ore. Se avevi un appuntamento l'avrai sicuramente perso, se invece non avevi nulla d'importante da fare tanto meglio. Passa con me questa mattina. Poi basta. Giuro non ci provo davvero.
- Ma tu chi sei??
- Mettiamola così, io sono la tu alternativa. Quando ti ho vista perdere il treno, ho notato la tua espressione distrutta e ho pensato. Diamo una possibilità a quella persona di non sprecare totalmente questa giornata, voglio offrirle un diversivo, un'alternativa appunto!
1.6.10
treni
Treni.
Lunghi, veloci, ritardatari, puzzolenti, ingiusti e indifferenti treni.
Non mi capita quasi mai di prenderli, e forse proprio per questo, ogni volta è una novità, come un bimbo al suo primo giro in giostra. Ritorno piccola, stringendo le mani dei miei piccoli bimbi, agitata ed emozionata ai timbri del controllore, estasiata al repentino cambio di paesaggi oltre il finestrino.
Oggi però sono sola, niente bimbi da controllare, nessun orario da rispettare, soltanto una città vicina da visitare, perchè, come dice sempre mio padre : "sono ormai due anni che vivi in quella città, possibile che tu non abbia idea di cosa ti circonda?". Ha ragione, devo imparare ad essere curiosa, non lo sono quasi mai, maledetta pigrizia.
Adoro osservare e non renderlo palese, e la scena è stupenda, proprio ora, proprio davanti ai miei occhi : un ragazzo, e devo dire anche molto carino, fermo, nella parte opposta alla mia, che mi fissa, o forse mi guarda, o forse mi studia, o forse mi scruta, o forse (non capisco, lo vedo solo con la coda dell'occhio)... e accanto a me una ragazza, dal viso guardingo ed intelligente, che guarda lui, ed io..beh, io guardo lei; è vestita con i colori del sogno, ed è in grado di emanare carisma pur stando ferma, ed il modo che ha di osservarlo poi, sembra volergli dire fiumi di parole seppur regalando soltanto splendidi silenzi.
Se ci fosse un quarto osservatore vedrebbe una scena quasi comica, un triangolo di sguardi, rossori, occhi abbassati, mangiati dal turbinio di treni sulle rotaie.
chissà perchè tutta questa indagine poi....
Lunghi, veloci, ritardatari, puzzolenti, ingiusti e indifferenti treni.
Non mi capita quasi mai di prenderli, e forse proprio per questo, ogni volta è una novità, come un bimbo al suo primo giro in giostra. Ritorno piccola, stringendo le mani dei miei piccoli bimbi, agitata ed emozionata ai timbri del controllore, estasiata al repentino cambio di paesaggi oltre il finestrino.
Oggi però sono sola, niente bimbi da controllare, nessun orario da rispettare, soltanto una città vicina da visitare, perchè, come dice sempre mio padre : "sono ormai due anni che vivi in quella città, possibile che tu non abbia idea di cosa ti circonda?". Ha ragione, devo imparare ad essere curiosa, non lo sono quasi mai, maledetta pigrizia.
Adoro osservare e non renderlo palese, e la scena è stupenda, proprio ora, proprio davanti ai miei occhi : un ragazzo, e devo dire anche molto carino, fermo, nella parte opposta alla mia, che mi fissa, o forse mi guarda, o forse mi studia, o forse mi scruta, o forse (non capisco, lo vedo solo con la coda dell'occhio)... e accanto a me una ragazza, dal viso guardingo ed intelligente, che guarda lui, ed io..beh, io guardo lei; è vestita con i colori del sogno, ed è in grado di emanare carisma pur stando ferma, ed il modo che ha di osservarlo poi, sembra volergli dire fiumi di parole seppur regalando soltanto splendidi silenzi.
Se ci fosse un quarto osservatore vedrebbe una scena quasi comica, un triangolo di sguardi, rossori, occhi abbassati, mangiati dal turbinio di treni sulle rotaie.
chissà perchè tutta questa indagine poi....
Benedetta è qualcosa di speciale se solo la si sa cullare.
Vedo la mia immagine riflessa nel treno che parte lasciandomi li, sul confine invalicabile di quella linea gialla. Resto immobile mentre i capelli volano in quel vento artificiale e ritorno bambina.
Ho nove anni, la mia mano è chiusa in quella di mia madre, la sento tremare mentre corriamo lungo un binario che non lasceremo mai. Lo stesso profumo, lo stesso suono, lo stesso cuore che batte in gola e lo stesso vuoto quando tutto si ferma e tace. Sono rimasta a terra anche questa volta ma senza mani da stringere. Cosi che mi prendo le mani e le porto intorno alla vita stringendo forte, come per bloccare le lacrime che salgono dallo stomaco sempre più forti.
"Benedetta non piangere" questo mi disse mia madre quel mattino. Ma io piansi lo stesso, in silenzio, mentre lei continuava a infilare monetine nel telefono della stazione vicino al bar. Ora quel telefono non c'è più, ma continuo a vedere la mia ombra incollata alla parete.
Avevo un vestitino rosa quel giorno e un paio di scarpe nuove che mi facevano sentire grande.
Ricordo tutto di quel giorno. Il giorno che a detta di mia madre avrebbe cambiato la nostra vita, quando invece la gettò nel baratro.
Lei tornò a Roma tre anni dopo mentre io rimasi li, con mio padre, o con quello che restava di lui.
"Questa è mia figlia". "Piacere, Benedetta" queste le parole studiate e cantilenate per dieci anni durante cene di gala e feste importanti. Solo una volta riuscii a pronunciare il mio nome cosi bene da far innamorare. Ma l'amore puro, in quelle vetrine troppo brillanti non poteva esistere davvero. Nell'illusione dell'amore perfetto divenni "l'altra" metà dell'amore. L'amante dei giorni felici, delle notti nascoste, dei silenzi e delle bugie. Per poi scappare dalla stessa ombra che mi ero creata negli anni. Si, Benedetta non è cosi com'è apparsa, Benedetta è qualcosa di speciale se solo la si sa cullare.
Apro gli occhi e ritorno nella confusione di questo destino deciso stamattina ma non più perseguibile.
Vorrei sparire mentre occhi indiscreti si accalcano sul mio corpo cercando di disegnarsi nella mente la mia vita. Abbasso lo sguardo, come se potessi diventare trasparente e perdermi in quel via vai di corpi del lunedi mattina. Un ragazzo, sul binario opposto, continua a fissarmi e vorrei urlargli contro tutta la mia rabbia ma non riesco a pronunciare una sola parola. Mi volto e con i suoi occhi puntati alla schiena mi allontano. Ho bisogno di un caffè.
Ho nove anni, la mia mano è chiusa in quella di mia madre, la sento tremare mentre corriamo lungo un binario che non lasceremo mai. Lo stesso profumo, lo stesso suono, lo stesso cuore che batte in gola e lo stesso vuoto quando tutto si ferma e tace. Sono rimasta a terra anche questa volta ma senza mani da stringere. Cosi che mi prendo le mani e le porto intorno alla vita stringendo forte, come per bloccare le lacrime che salgono dallo stomaco sempre più forti.
"Benedetta non piangere" questo mi disse mia madre quel mattino. Ma io piansi lo stesso, in silenzio, mentre lei continuava a infilare monetine nel telefono della stazione vicino al bar. Ora quel telefono non c'è più, ma continuo a vedere la mia ombra incollata alla parete.
Avevo un vestitino rosa quel giorno e un paio di scarpe nuove che mi facevano sentire grande.
Ricordo tutto di quel giorno. Il giorno che a detta di mia madre avrebbe cambiato la nostra vita, quando invece la gettò nel baratro.
Lei tornò a Roma tre anni dopo mentre io rimasi li, con mio padre, o con quello che restava di lui.
"Questa è mia figlia". "Piacere, Benedetta" queste le parole studiate e cantilenate per dieci anni durante cene di gala e feste importanti. Solo una volta riuscii a pronunciare il mio nome cosi bene da far innamorare. Ma l'amore puro, in quelle vetrine troppo brillanti non poteva esistere davvero. Nell'illusione dell'amore perfetto divenni "l'altra" metà dell'amore. L'amante dei giorni felici, delle notti nascoste, dei silenzi e delle bugie. Per poi scappare dalla stessa ombra che mi ero creata negli anni. Si, Benedetta non è cosi com'è apparsa, Benedetta è qualcosa di speciale se solo la si sa cullare.
Apro gli occhi e ritorno nella confusione di questo destino deciso stamattina ma non più perseguibile.
Vorrei sparire mentre occhi indiscreti si accalcano sul mio corpo cercando di disegnarsi nella mente la mia vita. Abbasso lo sguardo, come se potessi diventare trasparente e perdermi in quel via vai di corpi del lunedi mattina. Un ragazzo, sul binario opposto, continua a fissarmi e vorrei urlargli contro tutta la mia rabbia ma non riesco a pronunciare una sola parola. Mi volto e con i suoi occhi puntati alla schiena mi allontano. Ho bisogno di un caffè.
30.5.10
In stazione
Non mi ricordo in quale il film, uno dei protagonisti era attratto dai luoghi dove si concentrano le persone: stazioni, aeroporti, sale d'attesa. A me piacciono molto i film perchè alla fine riesci sempre a tirarne fuori qualcosa di buono. Cioè dico, se io adesso iniziassi a parlare di quanto mi piaccia stare in stazione anche a far niente, la gente mi prenderebbe per matto. Se però io, come premessa a tutto, dico che ho sentito questa cosa in un film bè... cambia la prospettiva. Alla fine non è che sono matto, lo dicono anche in un film e quindi sono giustificato. I film sono spesso la risposta giusta. Non tutti i film però. Non bisogna alzare troppo il tiro o si perde di credibilità. Bisogna stare nella media, ora non dico Vanzina... però diciamo che le commedie americane da "Harry ti presento Sally"in poi, con alti e bassi ovviamente, sono sempre un buono spunto. Due o tre citazioni le cavi fuori ogni volta. Finiscono bene, le musiche sono accettabili. Non ti impegnano troppo e un po' ti insegnano a vivere. Il massimo cui ti puoi spingere è Woody Allen... ma proprio proprio se vuoi fare colpo con una ragazza che sembra un po' sofisticata e allora tu gliela piazzi li una battuta di Woody Allen, ovviamente citando la fonte che altrimenti non serve a nulla. A volte funziona. A me Woody Allen piace anche però non lo si può usare così a sproposito perchè sembri poi uno snob e non mi va. Mentre invece se io dico che in qualche film il protagonista andava sempre in stazione bè non faccio la figura dello snob e mi paro anche un po' il culo.
Alla fine però aveva ragione. Cioè io non è che passo il tempo nelle sale d'attesa così per sport. Figurarsi sono in stazione tutti i giorni per andare a lavoro, quando non mi devo muovere non ci passo neanche da vicino. Però già che ci sono, cioè dico la mattina, già che sono li, butto lo sguardo. A prima vista si riconoscono subito i pendolari dai viaggiatori "della domenica". Il pendolare ha una certa consapevolezza, una certa rassegnazione, ha imparato quasi a goderselo quel quadratino di schifo che gli danno e se lo gode come i suoi 15 minuti di gloria mattutina. Sguazza in quel piccolo mondo grigio fatto di centimetri e freddo del quale si sente padrone. Lui e tutti gli altri pendolari come lui. Tutti sovrani di un posto che 15 minuti dopo ha già un aspetto diverso e che non conosci. Conosci solo i tuoi di 15 minuti non quelli prima, non quelli dopo. Qualche volta mi piacerebbe fermarmi a vede come sono i pendolari che prendono il mio posto nel treno dopo. Ma non me lo posso mai permettere. Così in un luogo ovviamente caotico e disorganizzato il pendolare sa dove muoversi. Anche bendato manterrebbe una calma zen, niente più lo sconvolge. Ritardi? Soppressioni? Cataclismi? Tutto sotto controllo, tutto come sempre. Anche quando vedi uno in ritardo che sta correndo per prendere il treno lo vedi se è un abitudinario o uno che lo sta facendo per la prima volta, che non è abituato. Ad esempio proprio adesso davanti agli occhi ne ho un esempio. Quello in giacca e cravatta che sta per entrare dalla porta correndo, tutte le mattina arriva puntualmente in ritardo, corre perchè altrimenti non riuscirebbe a prendere il treno. E' un ritardatario cronico ma seriale. Dentro di sè è tranquillissimo per lui è qualcosa di naturale. Quell'altra ragazza invece che sta correndo dietro di lui si vede che non è tranquilla. Corre male, si vede. Si guarda intorno, ma dentro di sè si sente morire. Si sente in un mondo non suo, lo si vede. E infatti quella ragazza doveva salire sul treno che parte adesso e che lei perderà...
Alla fine però aveva ragione. Cioè io non è che passo il tempo nelle sale d'attesa così per sport. Figurarsi sono in stazione tutti i giorni per andare a lavoro, quando non mi devo muovere non ci passo neanche da vicino. Però già che ci sono, cioè dico la mattina, già che sono li, butto lo sguardo. A prima vista si riconoscono subito i pendolari dai viaggiatori "della domenica". Il pendolare ha una certa consapevolezza, una certa rassegnazione, ha imparato quasi a goderselo quel quadratino di schifo che gli danno e se lo gode come i suoi 15 minuti di gloria mattutina. Sguazza in quel piccolo mondo grigio fatto di centimetri e freddo del quale si sente padrone. Lui e tutti gli altri pendolari come lui. Tutti sovrani di un posto che 15 minuti dopo ha già un aspetto diverso e che non conosci. Conosci solo i tuoi di 15 minuti non quelli prima, non quelli dopo. Qualche volta mi piacerebbe fermarmi a vede come sono i pendolari che prendono il mio posto nel treno dopo. Ma non me lo posso mai permettere. Così in un luogo ovviamente caotico e disorganizzato il pendolare sa dove muoversi. Anche bendato manterrebbe una calma zen, niente più lo sconvolge. Ritardi? Soppressioni? Cataclismi? Tutto sotto controllo, tutto come sempre. Anche quando vedi uno in ritardo che sta correndo per prendere il treno lo vedi se è un abitudinario o uno che lo sta facendo per la prima volta, che non è abituato. Ad esempio proprio adesso davanti agli occhi ne ho un esempio. Quello in giacca e cravatta che sta per entrare dalla porta correndo, tutte le mattina arriva puntualmente in ritardo, corre perchè altrimenti non riuscirebbe a prendere il treno. E' un ritardatario cronico ma seriale. Dentro di sè è tranquillissimo per lui è qualcosa di naturale. Quell'altra ragazza invece che sta correndo dietro di lui si vede che non è tranquilla. Corre male, si vede. Si guarda intorno, ma dentro di sè si sente morire. Si sente in un mondo non suo, lo si vede. E infatti quella ragazza doveva salire sul treno che parte adesso e che lei perderà...
25.5.10
Mi chiamo Andrea, ho 25 anni.
Lo so, il nome è tutto un dire.
Fin da piccola ho sempre avuto problemi, perchè nella piccola e bigotta cittadina dove vivo, per tutti Andrea è sempre stato un nome da uomo : Sant'Andrea,il fratello maggiore di San Pietro.
Ma io sono nata femmina, stupendo qualsiasi pronostico, stupendo i miei genitori, che pur non volendo sapere in anticipo il mio sesso, erano convinti che avrebbero avuto un pargolo, stupendo i miei compagnucci di scuola convinti che come loro avessi il "pisellino", stupendo le mie compagne di Liceo, convinte che fossi la prima lesbica con cui si confidavano. Ed il tutto per un nome sbagliato.
Poi crescendo ho imparato a tirar fuori la mia vera essenza senza però sbatterla in faccia a nessuno, e da lì sono diventata per tutti Kendra, e per chi aveva il coraggio di addentrarsi nel fondo dei miei pensieri,ero sempre Andrea, ma stavolta con le gambe affusolate, i capelli lunghi,ed il viso truccato di sole.
Da sempre adoro i bimbi, ma non avendo il coraggio e la fermezza di tirarne su uno mio, ho sempre preferito quelli degli altri, e così, grazie alla mia innata pazzia,e a quella di altre due mie care ex colleghe universitarie, sono riuscita ad aprire un asilo nido tutto mio. (merito delle banche e della mia dolcezza innata, quella di Kendra, non quella di Andrea)
Scrivo,anche, ma lo faccio oltre che per me, soprattutto per i miei pargoli, per regalare a loro una biblioteca ricca di sogni, che purtroppo in questo mondo mancano sempre, e canto, a tempo perso, sotto la doccia, nel parco al buio da sola,e a chi ha voglia di ascoltarmi...
Lo so, il nome è tutto un dire.
Fin da piccola ho sempre avuto problemi, perchè nella piccola e bigotta cittadina dove vivo, per tutti Andrea è sempre stato un nome da uomo : Sant'Andrea,il fratello maggiore di San Pietro.
Ma io sono nata femmina, stupendo qualsiasi pronostico, stupendo i miei genitori, che pur non volendo sapere in anticipo il mio sesso, erano convinti che avrebbero avuto un pargolo, stupendo i miei compagnucci di scuola convinti che come loro avessi il "pisellino", stupendo le mie compagne di Liceo, convinte che fossi la prima lesbica con cui si confidavano. Ed il tutto per un nome sbagliato.
Poi crescendo ho imparato a tirar fuori la mia vera essenza senza però sbatterla in faccia a nessuno, e da lì sono diventata per tutti Kendra, e per chi aveva il coraggio di addentrarsi nel fondo dei miei pensieri,ero sempre Andrea, ma stavolta con le gambe affusolate, i capelli lunghi,ed il viso truccato di sole.
Da sempre adoro i bimbi, ma non avendo il coraggio e la fermezza di tirarne su uno mio, ho sempre preferito quelli degli altri, e così, grazie alla mia innata pazzia,e a quella di altre due mie care ex colleghe universitarie, sono riuscita ad aprire un asilo nido tutto mio. (merito delle banche e della mia dolcezza innata, quella di Kendra, non quella di Andrea)
Scrivo,anche, ma lo faccio oltre che per me, soprattutto per i miei pargoli, per regalare a loro una biblioteca ricca di sogni, che purtroppo in questo mondo mancano sempre, e canto, a tempo perso, sotto la doccia, nel parco al buio da sola,e a chi ha voglia di ascoltarmi...
22.5.10
Benedetta.
Mi chiamo Benedetta, bevo troppi caffè e sono fastidiosamente lunatica.
Mi chiamo Benedetta, ho 25 anni, un pesciolino rosso di nome Rousseau, una voglia a forma di farfalla stilizzata sul basso ventre e cinque messaggi non letti sulla segreteria telefonica.
Mi chiamo Benedetta, e da 12 ore e trenta minuti sono senza lavoro, senza pianista, senza week-end a Parigi, senza amore da ricevere.
Ma stamattina non ha più importanza come ieri notte.
Perchè? Perchè ho un treno da prendere, e quando prendi un treno, cosi, all'improvviso, solo perchè senti che devi farlo vuol dire che accadrà qualcosa di speciale.
I treni hanno un potere strano, oltre a quello di essere dei gran ritardatari, sanno consolare.
Si, è cosi. Sanno cullare il tuo stato emotivo e conservarlo per tutto il tragitto.
Sono terapeutici se ci credi, anche solo un pò.
Mancano quarantacinque minuti e non sarò più qui.
Mi illudo che tutto quello che sento sullo stomaco domani non ci sarà più, sarà come evaporato dalla mia pelle. Ma in fondo so che non è cosi, che questo mio ottimismo evaporerà prima.
Non sono una persona ottimista, per niente. Diciamo che mi sono imposta di diventarlo.
Ho venticinque anni e da due anni sono una persona ottimista. O meglio, mi piace rinchiudermi per un pò nell'illusione dell'ottimismo e della perfezione.
Ieri notte questa bolla di sapone è scoppiata come hanno fatto le mie parole, le sue parole, la ruota della sua macchina, il nostro amore.
Ma per la prima volta non sento la necessità di piangere, sento solo quella di prendere quel treno, e costruire una nuova bolla.
Preferibilmente di plastica questa volta.
Mi chiamo Benedetta, ho 25 anni, un pesciolino rosso di nome Rousseau, una voglia a forma di farfalla stilizzata sul basso ventre e cinque messaggi non letti sulla segreteria telefonica.
Mi chiamo Benedetta, e da 12 ore e trenta minuti sono senza lavoro, senza pianista, senza week-end a Parigi, senza amore da ricevere.
Ma stamattina non ha più importanza come ieri notte.
Perchè? Perchè ho un treno da prendere, e quando prendi un treno, cosi, all'improvviso, solo perchè senti che devi farlo vuol dire che accadrà qualcosa di speciale.
I treni hanno un potere strano, oltre a quello di essere dei gran ritardatari, sanno consolare.
Si, è cosi. Sanno cullare il tuo stato emotivo e conservarlo per tutto il tragitto.
Sono terapeutici se ci credi, anche solo un pò.
Mancano quarantacinque minuti e non sarò più qui.
Mi illudo che tutto quello che sento sullo stomaco domani non ci sarà più, sarà come evaporato dalla mia pelle. Ma in fondo so che non è cosi, che questo mio ottimismo evaporerà prima.
Non sono una persona ottimista, per niente. Diciamo che mi sono imposta di diventarlo.
Ho venticinque anni e da due anni sono una persona ottimista. O meglio, mi piace rinchiudermi per un pò nell'illusione dell'ottimismo e della perfezione.
Ieri notte questa bolla di sapone è scoppiata come hanno fatto le mie parole, le sue parole, la ruota della sua macchina, il nostro amore.
Ma per la prima volta non sento la necessità di piangere, sento solo quella di prendere quel treno, e costruire una nuova bolla.
Preferibilmente di plastica questa volta.
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